SOTTOPRESSIONE: COLLAUDO, RICARICA E TEST PER BOMBOLE SICURE

Non è facile trasportare  un gas. Le sue molecole, infatti, non stanno insieme come in un liquido o in un solido: tendono, al contrario, a occupare tutto lo spazio disponibile, rarefacendosi. Bisogna quindi confinarle in un contenitore, e obbligarle a stare vicine l’una all’altra con una pressione elevata. I contenitori per gas compressi, le bombole, devono quindi resistere a questa pressione, ed è per questo che sono fatti di metallo spesso e pesante, oppure con materiali più leggeri ma altamente resistenti.

C’è di più. Le bombole di moderna produzione  sono soggette a una serie di prove di collaudo per verificare che reggano alla pressione prevista. Di solito questa è di 200 bar, ma sempre più spesso vengono impiegati nuovi materiali che resistono ai 300, e addirittura ai 700 bar. Riempirle dopo ogni svuotamento, tuttavia, costituisce una sollecitazione non indifferente per il materiale con cui sono costruite: periodicamente, dunque, bisogna verificare che quest’ultimo abbia ancora la resistenza necessaria per essere caricato alla pressione di esercizio prevista.

 

Sottopressione: collaudo, ricarica e test per bombole sicure

Dalle norme nazionali agli standard internazionali

La tecnologia delle bombole per gas si è sviluppata alla fine dell’Ottocento e già nei primi anni del Novecento, nei vari Paesi del mondo, fu definita una normativa che ne regolamentava la costruzione, le prove, l’utilizzo e la revisione periodica. In Italia questa prima regolamentazione risale al Regio Decreto del 1925, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia il 6 ottobre.

Le regole contenute in questo documento sono rimaste in vigore per decenni e soggette a periodici aggiornamenti, tra cui quello più rilevante risale al 1958

Sebbene ogni Paese avesse dettato le proprie prescrizioni, molti aspetti erano sostanzialmente simili. Con l’avvento della Comunità Europea prima e della globalizzazione dei mercati successivamente, si è posta però la necessità di procedere con la definizione di norme comuni transnazionali. Il motivo? Le bombole possono valicare i confini di uno Stato e dover essere svuotate e riempite in un Paese diverso da quello di provenienza.

La norma transnazionale che ha ospitato queste regole internazionali di costruzione e uso delle bombole è il cosiddetto “libro arancio” delle Nazioni Unite per il trasporto delle merci pericolose, la cui prima edizione risale al dicembre 1956; queste sono state recepite in Europa con uno specifico accordo relativo al trasporto internazionale su strada delle merci pericolose (ADR), la cui prima edizione risale al 1968. 

In una prima fase, quindi, le regole comuni valevano per i trasporti transfrontalieri, mentre per ciò che restava sul territorio italiano continuava a prevalere la vecchia normativa nazionale.

Dal 1º gennaio 1997, però, l’ADR diventò pienamente operativo nell'ordinamento italiano per mezzo del D.M. del Ministro dei Trasporti e della Navigazione del 4 settembre 1996. A partire da quell’atto, le prescrizioni ADR hanno iniziato a essere valide non solo per i trasporti internazionali, ma anche per quelli condotti sul territorio nazionale. Fra gli ambiti regolamentati dall’ADR figurano anche i periodi entro i quali deve essere eseguita la revisione delle bombole , che variano principalmente in base al tipo di gas contenuto

Nell’ADR vi sono inoltre istruzioni di imballaggio per le merci pericolose che, nel caso dei gas, sono indicate in quella denominata P200, contenente anche la prescrizione dell’intervallo di revisione periodica in funzione del tipo di gas.

Tempi e modalità della revisione periodica

In linea generale, l’intervallo fra una revisione e l’altra è di 10 anni (per i gas asfissianti, comburenti e infiammabili, incluso l’idrogeno), mentre per i gas tossici e corrosivi è previsto un periodo più breve, di 5 anni. Le bombole per cui è prevista una revisione decennale,(ad esclusione dell’acetilene) seguendo regole di controllo e di gestione molto stringenti, possono essere estese di validità fino a 15 anni.

Come tutte le armonizzazioni internazionali, tuttavia, si sono evidenziate alcune difformità rispetto alle normative locali. In Italia, ad esempio, la normativa  richiedeva un periodo di revisione di 5 anni anche per l’idrogeno: ma dopo l’aggiornamento della normativa ADR e la riforma di tutta la disciplina sviluppata nel nostro Paese con il D.lgs. 27 gennaio 2010, n. 35 (attuazione della direttiva 2008/68/CE, relativa al trasporto interno di merci pericolose), è risultato chiaro che le regole internazionali hanno ormai soppiantato del tutto quelle nazionali.

Alla luce di tutto questo è quindi importante ricordare che, per conoscere il periodo di validità di una bombola per gas, bisogna riferirsi oggi solo ed esclusivamente all’edizione più recente delle tabelle dell’istruzione P200 dell’ADR.

Che cosa fare alla scadenza

Ma che cosa succede quando una bombola scade di collaudo? A quel punto si procede a una verifica di resistenza, con una pressione di prova più elevata di quella normalmente utilizzata per riempirla: non dimentichiamo, infatti, che  la pressione di esercizio deve essere ampiamente inferiore a quella massima a cui può resistere il recipiente. In alternativa a tale prova esistono oggi anche metodi tecnicamente più avanzati che permettono di verificare l’integrità del recipiente consentendo, anche in questo caso, alla bombola di rientrare in servizio per un ulteriore periodo.

Dal punto di vista della sicurezza, quindi, appare chiaro che il momento più rischioso è quello della ricarica: durante l’utilizzo, infatti, con lo svuotamento del recipiente, la pressione scende progressivamente e il rischio diminuisce. La normativa prescrive pertanto il divieto di riempire una bombola già scaduta di collaudo, mentre se questa è stata riempita e supera solo successivamente il periodo di validità può  essere svuotata senza rischi per l’utilizzatore. L’associazione Europea dei Gas (EIGA) e Assogastecnici lo hanno chiarito con una nota tecnica diffusa nel 2012. 

Molti aspetti che riguardano le bombole - la maggior parte - sono stati dunque armonizzati a livello internazionale, ma su alcuni punti esistono ancora differenze fra Paesi: ne è un esempio il colore dell’ogiva (la parte superiore della bombola), che distingue il tipo di gas contenuto o il pericolo principale che vi è associato. In Europa la difformità dei colori è stata risolta con una norma tecnica internazionale (la EN 1089-3) che l’Italia ha recepito con il Decreto Ministeriale del 7 gennaio 1999.

Sono invece tuttora diverse da Paese a Paese le norme che regolamentano le valvole da applicare alle bombole in funzione del tipo di gas, soprattutto per quanto riguarda le caratteristiche della filettatura.

Il tema resta dunque complesso, ed è importante poter contare su competenze specifiche: in caso di dubbi, gli esperti di Assogastecnici sono a disposizione per fornire chiarimenti e supporto.