IDROGENO E RED III, IL MERCATO PRENDE FORMA: CERTEZZE, TARGET E GRADUALITÀ PER SVILUPPARE UNA COMPETITIVITÀ NAZIONALE
La pubblicazione e il recepimento della Direttiva UE RED III, avvenuti lo scorso gennaio, segnano un passaggio cruciale per il futuro della transizione energetica e della decarbonizzazione nel nostro Paese. La filiera industriale e l’intero settore dell’idrogeno, in particolare, possono oggi fare riferimento a un quadro di regole sempre più definito e vincolante che offre maggiore certezza agli operatori e rende più semplice continuare a investire e sviluppare nuovi progetti.
Con l’introduzione di obiettivi specifici al 2030, infatti, il baricentro dell’azione si sposta dalla sola promozione dell’offerta alla costruzione e allo stimolo strutturale della domanda: prende forma, in sintesi, un mercato reale. Non solo: il 7 agosto è stato pubblicato il cosiddetto Decreto Tariffe (Decreto 5 giugno 2026) il meccanismo nazionale di sostegno economico alla produzione di idrogeno rinnovabile, che contribuirà a rafforzare la solidità del mercato e a ridurre il differenziale di prezzo tra idrogeno grigio e idrogeno rinnovabile.
Un segnale di sicurezza e direzione per l'industria
Per le imprese e gli operatori economici, l’integrazione dei target RED III nell’ordinamento nazionale rappresenta un segnale di stabilità programmatico-regolatoria. Sapere che, entro la fine del decennio in corso, il nostro Paese sarà tenuto a soddisfare precise quote di idrogeno rinnovabile nei comparti industriali così come nei trasporti, definisce infatti una traiettoria/visione certa e programmabile. Inoltre, il citato sussidio nazionale per l’Idrogeno rinnovabile costituirà uno strumento essenziale per poter ottemperare ai citati target, affiancato ad ulteriori misure incentivanti che dovranno riguardare il resto della catena del valore.
Sommando i due settori, emerge che entro 4 anni dovremo produrre circa 172 mila tonnellate di idrogeno rinnovabile (RFNBO). Rispetto alle proiezioni contenute nelle prime bozze del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), che ipotizzava 252 mila tonnellate complessive, le cifre recepite appaiono dunque più raggiungibili. . Tradotto in termini impiantistici, questo significa arrivare a circa 1 GW di elettrolizzatori installati entro il 2030. Investire in questa direzione significa pertanto acquisire, oggi, un vantaggio competitivo tangibile.
Non solo. L'adeguamento tempestivo ai target consente alle aziende di anticipare i vincoli normativi ed evitare future penalità, posizionandosi come leader di filiera. Nel quadro della legislazione europea sui veicoli a zero emissioni, l’idrogeno rappresenta inoltre la risposta più efficace e immediata per quei segmenti della mobilità pesante e di lungo raggio dove l’elettrificazione diretta a batteria mostra limiti operativi.
Il 2026: un anno chiave per dare concretezza al percorso
L’anno in corso è dunque un momento di svolta operativa. Entro la fine di dicembre si completerà la prima messa a terra concreta di progetti sostenuti dalle risorse e dagli strumenti messi in campo grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. In particolare, i progetti legati alle Hydrogen Valleys, finanziati con il PNRR, avviano il percorso coprendo il primo 5% del target della RED III al 2030: un tassello iniziale ma fondamentale, che conferma come l'Italia stia costruendo passo dopo passo la propria capacità produttiva e di consumo, in un percorso di costruzione graduale.
Anche dal punto di vista economico e degli incentivi cominciano ad essere stanziate alcune risorse: 750 milioni di euro per il ricambio delle flotte di bus per il Trasporto Pubblico Locale e ulteriori 590 milioni di euro nel periodo 2027-2031 per incentivare le tecnologie a idrogeno nel settore autotrasporto di merci, incluse la tecnologia a combustione interna a H2, le fuel cell e le soluzioni dual fuel, che prevedono la conversione di motori diesel mediante l’integrazione di un sistema di iniezione di idrogeno .
Dalla teoria alla pratica: gestire la complessità
Riconoscere il valore positivo della RED III significa anche affrontarne la complessità applicativa con pragmatismo industriale. Raggiungere i target previsti al 2030 comporta uno sforzo imponente: per alimentare la quota di idrogeno rinnovabile richiesta, servirebbe l'installazione di oltre 3 GW di nuovi impianti fotovoltaici dedicati, in un contesto già impegnato a sviluppare le rinnovabili necessarie alla decarbonizzazione della rete elettrica nazionale, cui si aggiunge inoltre una domanda elettrica crescente dovuta ai processi di elettrificazione e allo sviluppo dei data center.
Quanto al settore dei trasporti, il GIVE (Gruppo Idrogeno Vettore Energetico) ha sottolineato più volte la necessità di prevedere una fase transitoria basata sull’idrogeno grigio e low-carbon: il principio della gradualità, in sintesi, deve diventare una leva strategica imprescindibile.
Promuovere un approccio di questo tipo è essenziale per rendere sostenibile e realizzabile l'ambizione della decarbonizzazione: permetterebbe infatti di avviare subito le infrastrutture di distribuzione, attivare la domanda e sviluppare il mercato dei veicoli mentre le filiere di produzione di idrogeno rinnovabile completano il loro percorso di maturazione.
L'attenzione e l'apertura mostrate dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) verso questa impostazione costruttiva rappresentano una notizia fondamentale per l'intera filiera. Una transizione programmata e progressiva è la vera chiave per trasformare un obbligo normativo in un'opportunità di crescita industriale duratura per l'Italia.