IDROGENO, IL DECRETO OPEX STIMOLA LO SVILUPPO. MA PER GLI OBIETTIVI 2030 SERVIRANNO INCENTIVI ALLA DOMANDA E STRUMENTI DI POLICY MIRATI
L'idrogeno rappresenta una tecnologia già matura e utilizzata oggi in diverse applicazioni. In questo contesto, il Decreto OPEX, da poco pubblicato, si inserisce come uno strumento chiave.
Per valorizzare al meglio questa misura e dare impulso al settore, occorre un approccio olistico e interministeriale: “Un dialogo coordinato tra i Ministeri dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, delle Imprese e del Made in Italy, delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell'Interno e dell'Economia è infatti indispensabile per creare un quadro normativo e d'incentivazione davvero coerente”, evidenzia Matteo Corda, Vicepresidente Gruppo Idrogeno Vettore Energetico di Assogastecnici, con il quale abbiamo approfondito questo tema.
Con la recente pubblicazione del Decreto 5 Giugno 2026, noto come "Decreto OPEX", da parte del MASE, si definisce un nuovo tassello nel quadro normativo dell’idrogeno rinnovabile in Italia. Guardando all'insieme delle misure oggi in essere, qual è la sua valutazione su questo provvedimento e che impatto potrà avere sullo sviluppo di una filiera nazionale?
Innanzitutto, il Decreto OPEX si configura come uno strumento fondamentale che va a integrare il quadro normativo nazionale sull’idrogeno. Questo provvedimento si aggiunge alla Strategia Nazionale sull’Idrogeno, al recepimento della direttiva RED III, alle attuali linee guida sul permitting e alle norme vigenti in materia di prevenzione incendi, inserendo così un ulteriore tassello all'interno della cornice regolatoria. Il provvedimento si propone inoltre di supportare l'offerta di idrogeno: rappresenta dunque una misura chiave per facilitare il raggiungimento dei target nazionali al 2030 in termini di consumo di idrogeno rinnovabile. I prossimi passaggi prevedono ora la definizione delle regole operative e il successivo avvio delle aste; lo strumento, quindi, comincerà a produrre i suoi effetti concreti nel settore a partire dal 2027. Questo meccanismo incentivante nasce per sussidiare l'idrogeno nei settori d'uso finali soggetti ai target di consumo al 2030, ponendo le basi e fornendo i mezzi per adempiervi. Al contempo, lancia un chiaro segnale al mercato sulle aree prioritarie in cui si intende promuoverlo e sostenerlo. L'incentivo verrà erogato per un periodo di 15 anni, ma con una finestra temporale per l'accesso che si estende fino alla fine del 2029. Questa strutturazione garantisce agli operatori una visibilità utile per pianificare gli interventi nei settori applicativi di riferimento.
Il budget prevede 400 milioni di euro all'anno per 15 anni (circa 6 miliardi totali) con l'obiettivo di sostenere una produzione di 200 mila tonnellate annue. Ritiene queste risorse sufficienti?
Si tratta di risorse sufficienti per la fase di avvio del mercato, nella quale si andranno ad incentivare quantitativi inferiori rispetto al target finale delle 200 mila tonnellate. Se l'obiettivo fosse quello di sostenere l'intero quantitativo prefissato, le risorse necessarie dovrebbero essere maggiori, considerato l'attuale divario di prezzo tra l'idrogeno grigio e quello rinnovabile. È importante, tuttavia, ricordare che questo provvedimento.
Gli incentivi sono destinati a due principali ambiti di utilizzo: trasporti e industria. Quali sono i comparti industriali che potrebbero muovere i primi passi e i possibili casi d’uso?
I business case più interessanti per l'applicazione di questo strumento sono rappresentati dai settori industriali che impiegano già oggi idrogeno grigio nei propri processi, come ad esempio la raffinazione; questi comparti, infatti, non devono sostenere costi legati ad interventi di retrofitting o upgrade degli impianti.
Accanto all'industria, possiamo citare il settore della mobilità, dove si registra una maturità tecnologica sia dei sistemi di rifornimento sia dei mezzi a idrogeno, come nel caso delle flotte di autobus. Anche in questo ambito si riscontrano situazioni promettenti. Al contrario, la sfida si preannuncia più complessa per quei settori che dovrebbero effettuare uno “switch” dal gas naturale all'idrogeno. Esempi tipici sono l'industria cartaria o quella del vetro, che oggi impiegano il metano per la produzione di energia termica e per le quali la transizione verso l'idrogeno si profila più complessa.
Quali sono le ulteriori misure necessarie per accelerare lo sviluppo dell'ecosistema a idrogeno, amplificando gli effetti del Decreto OPEX?
Per accelerare la crescita della filiera e massimizzare gli effetti del Decreto OPEX, occorre abbassare strutturalmente il costo dell'energia elettrica in Italia. Poiché l'elettricità rappresenta la materia prima fondamentale per la produzione di idrogeno di natura elettrolitica, l'intero settore risente infatti in modo diretto delle oscillazioni di prezzo.
In secondo luogo, poiché il Decreto OPEX si focalizza principalmente sul lato dell'offerta, risulta indispensabile affiancare incentivi strutturali sul fronte della domanda stimolare l'effettivo utilizzo dell'idrogeno rinnovabile. Questi interventi dovrebbero tradursi in un sostegno finanziario ai costi di investimento sostenuti dalle imprese, per esempio per l'adeguamento delle tecnologie e degli impianti o per l'acquisto di mezzi a idrogeno.
Un altro tassello fondamentale riguarda la semplificazione normativa: sarebbe opportuno ammorbidire le rigide regole europee che disciplinano la produzione di idrogeno rinnovabile, almeno durante l'iniziale fase di avvio e strutturazione del mercato.
Infine, è necessario tracciare obiettivi chiari a medio termine, proiettati ad esempio al 2040. Un quadro programmatico di lungo periodo darebbe la giusta visibilità e certezza agli operatori, evitando continue modifiche legislative e garantendo quella stabilità normativa fondamentale per consentire al settore di svilupparsi.
Quale ruolo strategico può giocare Assogastecnici/GIVE per favorire la transizione verso l'idrogeno rinnovabile?
Assogastecnici, attraverso il Gruppo Idrogeno Vettore Energetico (GIVE), mette a disposizione oltre anni di esperienza in un comparto che per molti attori rappresenta invece una realtà nuova. L'associazione può infatti fare leva sul solido patrimonio di asset, competenze e conoscenze di aziende che producono e distribuiscono questa molecola da decenni. Questa profonda competenza tecnica viene messa costantemente a disposizione dei policy maker per supportarli nell'affrontare tematiche complesse nell'interesse dell'intero ecosistema dell'idrogeno.
A questo proposito, si possono citare diversi esempi concreti dell'impegno dell'associazione. Il gruppo di lavoro è intervenuto attivamente all'interno di consultazioni pubbliche chiave, come quella sulla Strategia Nazionale Idrogeno e quella sul Decreto OPEX, offrendo contributi tecnici, spunti di miglioramento ed evidenziando eventuali criticità. Assogastecnici ha inoltre partecipato agli incontri istituzionali convocati dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica in merito al recepimento della direttiva RED III. Non da ultimo, è attualmente in fase di elaborazione uno studio di settore incentrato sul trasporto pesante a idrogeno, guidato dagli obiettivi nazionali al 2030 previsti per i trasporti. Questo lavoro servirà ad analizzare lo stato dell'arte e a formulare indicazioni di advocacy utili a far decollare anche questo specifico segmento di utilizzo. Infine, Assogastecnici/GIVE garantisce un costante impegno nella divulgazione, impegnandosi a comunicare al pubblico le potenzialità della filiera dell'idrogeno in modo semplice, ma rigoroso e preciso.