IMPORTAZIONI ILLEGALI DI GAS REFRIGERANTI: IL MERCATO NERO CHE MINACCIA IL CLIMA

Mai come in estate i gas refrigeranti sono una presenza discreta ma costante nella nostra vita di tutti i giorni. Sono con noi quando accendiamo il condizionatore dell’auto durante una giornata torrida, quando apriamo il frigorifero per rinfrescarci con una bibita ghiacciata, quando facciamo scorta di surgelati e li riponiamo nel congelatore: in tutti questi casi stiamo beneficiando dell’azione dei gas fluorurati o F-Gas

Si tratta di composti chimici che, ormai da diversi decenni, rappresentano una soluzione ideale per sostituire i vecchi CFC, ossia i clorofluorocarburi, limitati e poi vietati dal Protocollo di Montreal, come gas “ozono lesivi”. Gli F-Gas, tra i quali figurano gli idrofluorocarburi (HFC), non danneggiano l’ozono, ma sono comunque oggetto di uno stringente regolamento (UE 2024/573) perché sono potenti gas a effetto serra. Obiettivo della normativa UE è stabilire una eliminazione progressiva o “phase down” di questi gas per supportare gli obiettivi europei di decarbonizzazione e neutralità climatica.


Importazioni illegali di gas refrigeranti il mercato nero che minaccia il clima

La normativa include nuovi requisiti per i sistemi di restituzione delle bombole, estensione dei divieti d'uso degli HFC più dannosi per il clima e ulteriori divieti sulle apparecchiature, nonché controlli doganali delle quote importate. Ogni anno, infatti, l’Unione Europea assegna ai produttori e agli importatori ufficiali una quantità massima che è possibile immettere sul mercato: espressa in tonnellate di CO equivalente, ottenuta moltiplicando la quantità di gas per il GWP (Global Warming Potential) del gas. Questo ammontare diminuisce di anno in anno, con l’obiettivo di incentivare l’industria a investire su alternative con minore potenziale di riscaldamento globale (ad esempio HFO, CO₂, ammoniaca e idrocarburi).

Tuttavia, la sempre minore disponibilità di gas commerciabili sul mercato ha condotto a una impennata dei prezzi, a fronte di una domanda ancora elevata. Questo fenomeno, purtroppo, ha dato spazio alla criminalità organizzata, che ha dato vita a un fiorente mercato nero di importazione di prodotti privi delle necessarie quote per l’immissione sul mercato. 

Prodotte spesso in Estremo Oriente, le bombole illegali arrivano principalmente dall’Europa dell’Est (Moldavia, Romania e Bulgaria) via camion; ma anche, via mare, dall’Albania, dalla Tunisia e da Malta; o, ancora, dalla Turchia, in entrambe le modalità. Durante i percorsi, gestiti da società fantasma, vengono spesso cambiati i mezzi di trasporto. Indagini EIA (Environmental Investigation Agency) hanno documentato il continuo utilizzo di tecniche di riciclaggio. In alcuni casi, i gas illegali vengono prima contrabbandati negli Stati membri con controlli doganali più deboli per poi essere distribuiti in tutta l'UE.

Sovente vengono poi impiegate, per confezionarli, bombole prive di etichettatura conforme al regolamento CLP, recante, cioè, indicazioni quali frasi di rischio, composizione del prodotto, pittogrammi di pericolo, valore di GWP equivalente della confezione. In alcuni casi, da analisi di laboratorio effettuate, si è verificato che il prodotto contenuto era di composizione diversa da quella dichiarata.

Grande peso ha infine il contrabbando digitale: sulle piattaforme di e-commerce, sui siti di annunci e sui social media sono facilmente reperibili offerte di gas refrigerante a prezzi molto bassi.

Le conseguenze legate all’importazione di gas refrigeranti illegali sono, tuttavia, pesantissime: a cominciare da quelle sull’ambiente, in quanto grandi quantità di gas serra extra rispetto a quanto stabilito e non censiti rischiano di finire in atmosfera. In questo modo risultano vanificati gli sforzi compiuti a livello europeo per salvaguardare gli equilibri climatici e si rallenta la transizione verso le alternative a basso e bassissimo GWP.

In Italia il settore autoricambi è storicamente quello più colpito dalle importazioni illegali; nel 2023 si è però assistito a un preoccupante ampliamento del problema anche al settore della refrigerazione e climatizzazione residenziale.

A essere fortemente penalizzati sono anche gli installatori e i distributori regolari, che investono nella transizione ecologica, subendo la concorrenza sleale di chi acquista il prodotto ricorrendo a vie illecite. Un ulteriore contributo alla disponibilità di prodotto è dato dal recupero e rigenerazione degli F-Gas, ma anche in questo caso si assiste a un’importazione illegale di gas definito rigenerato, non possedendone le corrette caratteristiche. Ultimo ma non meno importante è il tema della sicurezza: i gas illegali non sono infatti tracciati, né certificati. Spesso contengono miscele impure o infiammabili che mettono a rischio la sicurezza degli stessi tecnici che si trovano a maneggiare le bombole durante le manutenzioni. 

Come far fronte a questo problema? In Italia il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica opera in modo coordinato con i nuclei investigativi dell'Arma dei Carabinieri (NIPAF) per gli accertamenti sul territorio; collabora con gli uffici delle Dogane per monitorare le merci in ingresso in tempo reale e bloccare l'uso ripetuto delle stesse quote di importazione; si interfaccia con la Commissione UE e la Guardia di Finanza in caso di anomalie transfrontaliere. Per consentire ad associazioni, aziende o cittadini di segnalare vendite sospette o anomalie di mercato, attivando così controlli e ispezioni mirate sul territorio, è stata istituita una casella di posta elettronica dedicata (fgas.cle@mase.gov.it). Oltre a una migliore tracciabilità della catena di approvvigionamento e una maggiore digitalizzazione dei registri, resta importante tenere alta l’attenzione sul tema sensibilizzando tutta la filiera e promuovere la cultura della legalità presso i tecnici installatori ponendo l’accento sui rischi legati alla sicurezza e invitando a rifiutare gas refrigeranti privi di tracciabilità.